Illustrazione e Museo Illustrazione Ragazzi
L’idea è nata così. La dirigente dell’Istituto
Scolastico Comprensivo “Jesi Centro” del tempo, la dottoressa
Bruna Aguzzi, mi chiese: “che cosa si può fare per creare
occasioni di sempre più forte stimolo alla fantasia e alla creatività
dei ragazzi?”. La domanda mi piacque: in un’epoca in cui
l’omologazione dilaga in ogni ambito, a partire da quello della
comunicazione, ma anche in quello degli atteggiamenti culturali e dei
comportamenti sociali, tendendo a favorire il formarsi di gruppi uniformi
e informi (nei casi più preoccupanti, dei branchi) dove si pensa,
si parla, e ci si veste tutti allo stesso modo, l’idea di dare
una scossa all’unica facoltà della psiche in grado di sottrarre
gli individui al rischio di finire in una gora morta, mi parve un terreno
su cui valesse la pena di lavorare.
Il mio mestiere di critico d’arte avvezzo, da sempre, a confrontarsi
con la creatività visiva, mi spinse naturalmente in direzione
dell’espressione artistico-visuale. Sicché pensai ad un
museo che riguardasse l’immagine, da costituirsi all’interno
della scuola, come un laboratorio aperto, sollecitatore continuo di
stimoli alla fantasia dei ragazzi. Un museo vivo però, in progress
sia per quanto si riferisce alle acquisizioni degli artisti professionisti,
sia per quel che riguarda la raccolta degli allievi scaturita da un’attività
laboratoriale intensa, imperniata sulla ricerca dei vari modi di produrre
immagini. Attività in grado di coinvolgere anche discipline diverse
da quelle proprie dell’educazione visiva, come la musica, la letteratura,
la storia e quant’altro.
Stabilito ciò, la scelta di quale tipo di “immagini”
dovesse essere al centro del discorso, è caduta sull’illustrazione,
ovverosia su quello speciale modo di elaborazione figurale finalizzata
a corredare una pubblicazione (libro, giornale, oggi anche video) a
scopo ornamentale o di visualizzazione dei propri contenuti.
Questo perché l’illustrazione mi è sembrata più
vicina al modo di “vedere” e di pensare dei ragazzi dai
cinque ai tredici anni, quindi più seducente; ma anche per rendere,
in qualche modo, onore ad una delle più vecchie ed autorevoli
scuole di illustrazione del mondo, che è nata ed ha operato con
onore nel nostro territorio regionale, ad Urbino, con il nome di Istituto
d’Arte per l’Illustrazione del Libro, sotto la guida di
Francesco Carnevali, Leonardo Castellani, ed altri maestri.
Così è cominciata l’avventura dell’istituendo
museo che si è voluto chiamare “Museo Illustrazione Ragazzi”
per indicare che esso si occupa dell’illustrazione finalizzata
ai giovani, ma anche di quella eseguita da loro stessi.
Le opere che vi sono esposte – in attesa di quelle prodotte dagli
allievi che andranno ad aggiungersi dopo il primo anno di attivazione
laboratoriale – riguardano due tipi di operatori: gli illustratori
veri e propri, vale a dire quei professionisti dell’immagine che
hanno scelto questa peculiarità espressiva di servizio del testo
scritto; gli artisti visivi – pittori, scultori, fotografi e così
via – che, occasionalmente, si sono applicati all’illustrazione
di uno o più testi poetici o letterari. Quando è possibile,
poi, accanto agli elaborati grafici originali, vengono esposte le pubblicazioni
che li riproducono.
Oggi il concetto di illustrazione si è ampliato, rispetto al
passato, allorché si applicava dapprima al solo libro e poi al
giornale.
L’epoca moderna vi ha aggiunto il fumetto e dopo l’elaborazione
elettronica delle immagini. Ma sempre di illustrazione si tratta, perché
sempre si assolvono ai due compiti di ornare delle pagine scritte oppure
di visualizzare dei contenuti letterari. Sicché anche la pubblicità
può essere compresa – in un’ottica di modernità
– all’interno dell’illustrazione.
Vogliamo vedere un po’, sia pure in sintesi, la storia di questa
forma espressiva? Che risale ad epoca remotissima, quale uso di illustrare,
mediante figura, testi scritti: si pensi alle miniature dei papiri egizi,
alle pergamene greco-romane. Tra i più antichi esempi dell’era
cristiana citiamo l’Omero della Biblioteca Ambrosiana e il Virgilio
di quella Vaticana (risalenti ai secoli IV e VI), dove le figure, intercalate
ai testi oppure a piena pagina, svolgono una pura funzione didascalica
e quindi dichiarativa del testo. I seguito tale funzione si va affievolendo
e, in molti manoscritti medievali, la ritroviamo coniugata al desiderio
di rendere una pagina bella di per sé, quindi con intento prevalentemente
decorativo.
Fra il XIII e il XIV secolo, in Occidente, queste due esigenze troveranno
giusta sintesi in un perfetto equilibrio.
Il valore dichiarativo ritorna poi a predominare negli illustratori
dei primi libri a stampa le cui figure lineari e xilografiche (ovverosia
impresse da matrici incise nel legno) risaltano sulla carta in armonia
con i caratteri tipografici. Particolare cura verrà riservata
ai frontespizi e alle ultime pagine.
Nel XVI secolo le illustrazioni tendono ad effetti di ricchezza che
mettono un po’ in ombra l’insieme del libro e, soprattutto,
la valenza del testo. Tendenza, questa, che si accentua nel tardo Rinascimento
e nel Barocco.
Il XVIII secolo (l’epoca in cui nascono le Gazzette, antesignane
dei moderni giornali) vede sorgere in Francia un genere nuovo, quello
della vignetta, che è una piccola illustrazione con funzione
di alleggerimento del testo in cui è inserita.
La nascita, nei primi due decenni dell’Ottocento, dei libri economici,
porterà ad una riduzione dell’uso dell’illustrazione
che, però, riprenderà vigore subito dopo e sarà
utilizzata nelle copertine, per le tavole interne, per le vignette,
per le testatine, dei capitoli (têtes de chapitre) o per i finali
(cul-de-lampe).
Nel 1830 il disegnatore e incisore Bartolomeo Pinelli illustra un omaggio
a Manzoni, dopo aver già realizzato illustrazioni per edizioni
dell’Eneide, della Divina Commedia, della Gerusalemme Liberata,
dell’Orlando furioso, del Don Chisciotte.
Dieci anni dopo il piemontese Francesco Gonin illustra interamente i
Promessi sposi, la Storia della colonna infame e le poesie di Carlo
Porta.
Attorno alla metà del XIX secolo l’illustrazione si sviluppa
particolarmente in Francia, in Inghilterra, in Germania, in Svizzera,
in Austria, in Svezia, in Russia e negli Stati Uniti.
Ad essa si dedicano pittori di grande fama come Eugène Delacroix,
Edouard Manet, Pierre Bonnard, Henry Toulouse-Lautrec, Gustave Doré,
William Blake, il gruppo dei Preraffaelliti, Max Klinger, Gustave Klimt,
eccetera.
Da questo momento in avanti gli illustratori (che siano pittori tout-court
o che incomincino ad essere autori specifici della disciplina) seguiranno
sempre gli stili pittrici del momento.
Agli inizi del XX secolo, l’illustrazione si collegherà
strettamente con i linguaggi delle grandi Avanguardie e, anche in questo
periodo, i più importanti pittori le dedicheranno attenzione.
Tra gli altri Pablo Picasso, Arturo Martini, Oscar Kokoschka, Paul Klee,
George Grosz,; in Italia, Adolfo De Carolis e poi Bruno Munari; in Russia
Natalia Gongšarova e Mikail Larionov, El Lissitskj. Poi ancora, nelle
varie parti d’Europa e del mondo, Mario Sironi, Enrico Prampolini,
Max Ernst, Alexander Calder, Mino Maccari, Leo Longanesi.
A mano a mano, però, che l’illustrazione si distacca dall’operare
dei pittori propriamente detti per diventare una specializzazione ed
avvicinarsi in parte all’ambito del Design e più propriamente
in un’area di esso definita Visual Design (dove agiscono la pubblicità
e le attività di comunicazione grafica in generale), si differenziano
anche i generi: illustrazione per l’infanzia, illustrazione scientifica,
illustrazione satirica e così via.
Il primo caso di illustrazione per ragazzi sembra potersi individuare
ne Il ballo della farfalla di William Roscoe, illustrato nel 1807 dall’irlandese
William Mulready. Da quell’opera in avanti non si contano più
i lavori realizzati e i rispettivi autori (anche perché l’ambito
dell’illustrazione per l’infanzia è certamente il
più ricco e articolato). Si va dal Fante di cuori di M. Panish
ai Racconti di Charles Perrault, alle Fiabe dei fratelli Grimm a quelle
di Hans Christian Andersen, a Pierino Porcospino di Hans Hoffmann, a
Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Luis Carrol, La
capanna dello zio Tom di H. Becher Stowe, Piccole donne di L.M. Alcott,
Le avventure di Pinocchio di Collodi, Cuore di Edmondo De Amicis e così
via.
L’illustrazione scientifica si è rivelata molto importante
per gli studi di anatomia (soprattutto destinata ai futuri medici) ma
anche di botanica, di mineralogia di zootecnica in generale, di ornitologia,
di ittiologia, eccetera.
Infine l’illustrazione satirica: vanta anch’essa illustri
precedenti che vanno dal sussidio visivo a testi ironici alle vere e
proprie vignette per i giornali, condensato formidabile di satira, vale
a dire di critica dei costumi fatta con il sorriso, anche se, a volte,
amaro.
Il Museo che sta muovendo i primi passi all’interno dell’Istituto
Scolastico Comprensivo “Jesi Centro” già parte con
una dotazione di settanta e più opere. Che raddoppieranno di
numero entro l’anno prossimo per arricchirsi sempre di più.
E, come già detto all’inizio, per ospitare anche gli elaborati
dei ragazzi i quali, dall’esempio degli adulti, saranno stimolati
a pensare visivamente, ad immaginare, anche a sognare, perché
senza i sogni la vita è vuota e stanca (persino inutile) ripetizione
di atti sempre uguali a se stessi.
Armando Ginesi